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martedì 9 dicembre 2025

l’amore che non ti vede davvero

 

Ci sono relazioni che non finiscono con un addio, ma con un silenzio.
Non il silenzio di chi non ha più nulla da dire…ma quello di chi non riesce a vederti davvero.

È un tipo di dolore sottile, che si infila negli interstizi della quotidianità: una risposta breve quando volevi comprensione, uno sguardo distratto proprio quando avevi bisogno di essere ascoltato.
Non c’è cattiveria, non c’è disinteresse consapevole.
C’è solo un’incapacità emotiva che pesa come una porta chiusa.

Ricordo un momento preciso.
Un giorno in cui ero stanca, fragile, e avevo fatto un passo verso qualcuno che amavo.
Niente di enorme, solo un “oggi ho bisogno di te”.
Dall’altra parte, però, non arrivò nulla.
Non una mano, non una parola.
Solo un leggero imbarazzo, come se la mia vulnerabilità fosse un disturbo.

È lì che capisci la cosa più difficile: non tutte le persone che ti vogliono bene sanno dimostrarlo.
Non tutti sanno stare "dentro" la tua tristezza senza scappare.

E allora nascono domande:
E se fosse colpa mia?
E se dovessi imparare a farmi andare bene questo amore così incompleto?

La verità, però, è un’altra:i tuoi sentimenti non sono un problema da sistemare.
Non sei sbagliata perché senti intensamente.

Ci sono persone che amano a modo loro, ma il loro modo non sempre incontra il tuo.
E non serve rabbia, né colpa: solo consapevolezza.

L’amore non deve essere perfetto. Ma deve essere reciproco. Deve avere spazio per le tue debolezze, non solo per le tue forze. Deve accogliere, non minimizzare.

Prima o poi lo impari: non basta volersi bene. Bisogna sapersi incontrare.

E quando trovi qualcuno che ti vede anche nei giorni grigi, che non si spaventa di fronte alle tue paure, che ti ascolta persino quando non sai cosa dire…allora capisci quanto fosse pesante quel silenzio che chiamavi amore.

Ci sono persone che quando ti vedono fragile si avvicinano. E altre che quando ti vedono fragile, si difendono… da te. Non è sempre cattiveria. A volte è solo incapacità.

Ma una cosa la impari presto: la paura è una prova, e non tutti sanno attraversarla insieme.

Quando trovi una persona che non arretra davanti alle tue insicurezze, te ne accorgi subito.

Non perché abbia risposte perfette, né perché sia più forte di te.
Ma perché non ti fa sentire un problema da risolvere.

Te ne accorgi da piccoli gesti: da come ti guarda quando la tua voce trema, da come resta, anche se non sa che parole usare, da come non scambia la tua fragilità per un attacco, da come non ha bisogno di trasformare tutto in un conflitto.

È una presenza calma, una presenza che dice:“Non so cosa fare, ma sono qui.”
Ed è tutto ciò che serve.

Queste persone non ti chiedono di essere sempre forte. Non si offendono se hai paura. Non ti accusano se hai bisogno.
Non scappano se sei  "rotto".

Capiscono che la vulnerabilità non è un difetto, ma un linguaggio. E loro lo parlano.

Poi ci sono quelli che, davanti alla tua paura, diventano nervosi, bruschi, polemici.
È come se la tua fragilità mettesse allo scoperto anche la loro…e allora reagiscono difendendosi.
Non da te, ma da ciò che fai emergere in loro.

Così, invece di ascoltarti, rispondono con: irritazione,battute pungenti, accuse, distacco, dichiarazioni come: “Stai esagerando”, “Sei sempre la solita”, “Con te non si può parlare”.

Non è malvagità. È paura.Paura che li tocchi troppo da vicino. Paura di sentirsi responsabili. Paura di non essere capaci. Paura di non sapere cosa fare.

Ma tu, a un certo punto, smetti di chiamarlo amore.
Perché l’amore non ti mette a tacere quando chiedi aiuto.


La differenza fra chi resta e chi si chiude non è la forza.
È la sicurezza emotiva.

Chi resta non è più “bravo”, semplicemente ha imparato che: le emozioni non sono minacce, il dolore non è contagioso, una richiesta non è un’accusa, la paura non è debolezza, ascoltare non significa fallire.

Ma anche tu impari qualcosa.

Impari che non tutti possono amarti nel modo in cui hai bisogno.
Impari che chi ti fa sentire sbagliato quando sei vulnerabile… non è attrezzato per te.
Impari che l’amore che funziona è quello che ti accompagna anche quando inciampi.
Impari che chi resta nei tuoi momenti più bui, lo fa perché ti vede, davvero.

E soprattutto impari questo:

La persona giusta non è quella che non ha paura. La persona giusta non è quella che è priva di fragilità. È quella che non si spaventa delle tue. Non pretende di “aggiustarti”. Non cerca frasi perfette.Non ha bisogno di sentirsi competente o salvatore. Non vive la tua paura come un’accusa.

Non pretende che tu sia sempre forte, brillante, stabile.Ti permette di avere dubbi, tremori, incertezze.
Ti lascia spazio per essere vera, senza paura di essere giudicata.

Quando mostri la parte fragile e disarmata di te, scatta in loro un senso di pericolo.
È come se vedessero la tua vulnerabilità come un peso che non vogliono portare.

Chi non ha paura, invece, vede quella vulnerabilità come un atto di fiducia.

È una forma altissima di intimità emotiva:
non condividere solo la gioia, ma anche il tremore.




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