Oggi è il mio compleanno.
Non lo vivo come una conquista,
ma come una presa d’atto.
Io sono sempre stata essenziale.
Non perché abbia scelto la sottrazione,
ma perché non ho mai saputo vivere nelle sovrastrutture.
Le superfici mi stancano.
Le mezze verità mi distraggono.
Le relazioni che chiedono di essere addolcite
prima ancora di essere vere
non mi hanno mai trattenuta a lungo.
Questa natura mi ha alienato molte conoscenze.
Non per mancanza di cura,
ma per eccesso di chiarezza.
Col tempo ho capito che non tutti cercano profondità:
alcuni cercano continuità,
altri rassicurazione,
altri una presenza che non interroghi troppo.
Io ho sempre interrogato.
Anche in silenzio.
Nasco da questa postura interiore:
dalla necessità di uno spazio
in cui l’essenziale non venga ridotto,
in cui la misura non sia scambiata per distanza,
in cui la spontaneità non faccia paura.
Scrivere qui non è espormi,
è restare allineata.
È portare nel digitale lo stesso modo in cui sto nel mondo:
senza eccedere,
senza trattenermi,
senza compromessi inutili.
Questo compleanno non mi chiede di cambiare.
Mi conferma.
Buon compleanno a me.
A ciò che sono sempre stata.
All’essenziale che resta.
E a tutto il resto che, legittimamente,
non mi appartiene.






