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giovedì 11 dicembre 2025

Chi ha tempo, oggi, di ricaricare la sveglia la sera?

 Sembra una riflessione banale, quasi da lamentela da zio nostalgico… e invece no.

Perché pensateci: per decenni quel gesto – girare una rotellina, premere un tasto, controllare che la lancetta fosse al suo posto – è stato un rito. Un momento che chiudeva la giornata e apriva la promessa del domani.

Adesso?
Adesso la sveglia si carica da sola, si aggiorna da sola, suona da sola… e noi, paradossalmente, abbiamo sempre meno tempo di prima.

Perché che cos’è questo tempo che non abbiamo più?
Quello che sprechiamo scrollando i social “solo due minuti”?
Quello che usiamo per rispondere a un messaggio che poteva aspettare?
Quello che dedichiamo a una buonanotte mandata di fretta, senza neanche guardare davvero chi abbiamo accanto?

E allora fa quasi tenerezza pensare a quella vecchia sveglia da ricaricare.
Un’azione minuscola, lenta, inutile ai nostri occhi iper-digitali…
eppure profondamente umana.

 Non era una perdita di tempo. Era un modo per dirci: “Ehi, la giornata è finita. Adesso respira.”

E magari, mentre ricaricavamo la sveglia… ricaricavamo anche noi.

E poi, lo ammetto: io quella vecchissima sveglia la ricarico ancora.
Sta lì, sul mio comodino, con la sua storia, il suo ticchettio imperfetto e la sua ostinazione a restare.
E nessun cellulare, per quanto smart, potrà mai rubarle il suo posto d’onore.





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