Questa non è una lezione soltanto sulla politica. È una lezione sull'essere umano.
Forse il limite più grande dell'uomo non è quello di avere degli istinti, delle debolezze o degli egoismi. Il vero problema nasce quando pretende di non averli.
Ci piace pensare a noi stessi come esseri razionali, capaci di distinguere il bene dal male, di rispettare gli altri e di agire secondo principi. E in parte è vero. Abbiamo costruito leggi, istituzioni, religioni, filosofie, sistemi morali proprio perché abbiamo cercato di dare una direzione alla nostra esistenza.
Ma basta osservare l'uomo quando si trova davanti al potere, al denaro, alla paura, alla competizione o alla possibilità di ottenere qualcosa per sé per capire che la nostra natura è molto meno lineare di quanto raccontiamo.
L'essere umano è capace di grande altruismo e di grande egoismo. Di sacrificarsi per gli altri e, nello stesso tempo, di sacrificare gli altri per se stesso.
La civiltà non ha eliminato questa contraddizione. Ha imparato a governarla.
E forse è proprio questa la differenza tra una società civile e una società semplicemente organizzata: la prima non presume che gli uomini siano buoni per natura, ma costruisce regole, responsabilità e limiti perché anche chi è tentato di abusare del proprio potere sappia di non poterlo fare impunemente.
C'è poi un'altra caratteristica della natura umana che merita attenzione: la capacità di giustificarsi.
Raramente ci consideriamo egoisti. Quando pensiamo ai nostri interessi, troviamo quasi sempre una ragione nobile per spiegarli. Se vogliamo comandare, possiamo chiamarlo senso di responsabilità. Se vogliamo prevalere, possiamo chiamarlo meritocrazia. Se vogliamo qualcosa che appartiene a qualcun altro, possiamo convincerci di averne più diritto.
L'uomo non ha soltanto la capacità di fare il male. Ha anche la straordinaria capacità di raccontarsi che ciò che fa non è male.
Ed è forse questa la parte più pericolosa.
Perché il problema non è avere una “bestia” dentro di noi. Quella parte istintiva appartiene alla nostra natura e, in molti casi, è persino necessaria alla sopravvivenza. Il problema nasce quando la ragione, invece di governare l'istinto, diventa il suo avvocato.
Da qui nasce l'ipocrisia: non necessariamente dalla mancanza di morale, ma dalla distanza tra la morale che proclamiamo e quella che applichiamo quando i nostri interessi sono in gioco.
Per questo dovremmo essere molto più prudenti nel giudicare gli altri e molto più esigenti nel giudicare noi stessi.
È facile essere onesti quando non abbiamo nulla da guadagnare dalla disonestà. È facile essere generosi quando non ci costa nulla. È facile parlare di giustizia finché la giustizia non ci impone di rinunciare a qualcosa che desideriamo.
Il carattere di una persona non si misura soltanto da ciò che dice di essere, ma da ciò che sceglie di fare quando potrebbe comportarsi diversamente senza essere scoperta.
Forse la vera conquista dell'uomo non consiste dunque nell'eliminare la propria parte animale. Consiste nel riconoscerla, conoscerla e imparare a dominarla.
Perché chi pensa di essere sempre buono è spesso il meno preparato a riconoscere il proprio egoismo.
La maturità non è credere che dentro di noi non esista il male. È sapere che esiste, e decidere ogni giorno da che parte stare.
Quanto siamo capaci di riconoscere la nostra parte egoista quando siamo noi ad averne bisogno?
Il lato più inquietante della natura umana non è necessariamente quello che si presenta con il volto del mostro. È quello che si presenta bene, sorride, parla di valori, di libertà, di giustizia e contemporaneamente cerca solo il proprio vantaggio.
