C’è un luogo dentro di me dove le parole non sono solo informazioni.
Arrivano, si fermano, restano.
E a volte fanno più rumore del previsto.
In questi giorni leggo e mi accorgo che alcune notizie non passano. Non scorrono via come dovrebbero. Rimangono lì, appoggiate da qualche parte, e tornano fuori nei momenti più strani. Mentre preparo il caffè. Mentre guardo fuori dalla finestra. Mentre cerco di pensare ad altro.
Il web è pieno di voci. Alcune gridano, altre sembrano parlare solo a se stesse. Io non sempre so cosa rispondere. A volte non rispondo affatto. Mi limito a leggere e a sentire quel peso leggero — o pesante — che certe parole lasciano addosso.
Non è la notizia in sé.
È quello che risveglia.
Dietro uno schermo ci siamo tutti, con le nostre giornate storte, le frasi non dette, i pensieri che non trovano posto altrove. Scriviamo come possiamo. A volte male. A volte troppo. A volte con la speranza che qualcuno, da qualche parte, capisca anche solo un po’.
Internet, per me, è questo: un luogo dove finisco per mettere parti che non saprei dove altro lasciare. Non sempre mi riconosco in quello che leggo. Ma quasi sempre mi ci specchio, anche controvoglia.
E così una notizia smette di essere qualcosa che riguarda “gli altri”.
Diventa una vibrazione.
Un disagio. Una domanda.
Scrivere qui non è un ripiego.
È solo uno dei tanti modi che ho per stare in ascolto.
Per fermare un attimo quello che passa troppo in fretta, prima di tornare fuori, nelle voci vere, nei passi, negli sguardi.
Il web è una parentesi, non un confine.
Un luogo di passaggio dove lasciare tracce leggere,
sapendo che la vita continua altrove,
piena, rumorosa, imperfetta — e presente.
Nessun commento:
Posta un commento