Vivienne è una di quelle presenze che non bussano al mondo: ci entrano dentro, anche quando vorrebbero solo sfiorarlo.
Ha una forza che non si misura nei gesti solenni, ma in quel modo un po’ antico di stare al mondo che ricorda certe donne della "La Ciociara" — donne che non hanno scelto la resistenza, ma se la sono trovata addosso come un destino inevitabile. Una forza che non si addomestica, e che a volte nemmeno lei riesce a controllare.
Perché Vivienne non è delicata. È irruente, precipitosa nel parlare, come se le parole le arrivassero prima del pensiero e le mani dovessero inseguirle. Dice le cose di getto, senza filtro, senza attendere il permesso del silenzio. E in quella fretta c’è qualcosa di vero, quasi disarmante, come una porta che si apre troppo in fretta e lascia entrare tutta la luce insieme alla polvere.
Eppure, sotto questa impazienza, c’è una timidezza che non scompare mai del tutto. Non la timidezza quieta di chi si nasconde, ma quella contraddittoria di chi si espone troppo in fretta e poi si accorge, un attimo dopo, di essere già oltre la soglia.
C’è anche una certa ingenuità in Vivienne, non come mancanza, ma come modo ostinato di credere che il mondo possa rispondere alla stessa velocità con cui lei lo vorrebbe attraversare. E quando non lo fa, resta lì per un istante, sorpresa, come se non fosse previsto.😮
La sua disinvoltura infantile non la addolcisce: la rende più reale. Un gesto troppo largo, una frase che inciampa, una risata che arriva prima del contesto. Tutto in lei sembra leggermente fuori sincrono, e proprio per questo impossibile da ignorare.
Vivienne non si trattiene. Non misura. Non calibra.😤
E nel suo modo irruento di abitare il mondo, lascia una traccia che non è mai silenziosa, ma sempre viva, come una porta che continua a sbattere anche dopo che lei è già passata.🤪
Nessun commento:
Posta un commento