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lunedì 11 maggio 2026

Killing – cronaca nera della comunicazione, quando il “te” si crede soggetto

 C’è gente che entra nelle chat convinta di essere la regina del dibattito… e invece sembra la cugina povera di Cruella De Mon dopo tre caffè e zero educazione.

Arroganza a livelli olimpionici, cattiveria gratuita e la stessa delicatezza di un temporale dentro un bidone di latta. Parla come se avesse sempre ragione, ma ogni intervento lascia dietro di sé solo caos, fraintendimenti e quella sensazione fastidiosa di aver assistito a qualcosa di rumoroso ma vuoto.

E non è nemmeno la sicurezza a colpire, quanto quel mix particolare di superiorità inventata e bisogno costante di punzecchiare chiunque , come se ogni conversazione fosse una gara da vincere.

Ma il dettaglio più surreale è il divario tra ciò che si vuole sembrare e ciò che effettivamente si è. Un’ignoranza ben confezionata, rivestita da un’apparente cultura fatta di rotocalchi, titoli letti di fretta, concetti sentiti qua e là e ripetuti con assoluta convinzione, nozioni in  stile Bignami. Un sapere da vetrina, che sembra autorevole finché non si prova a scavare appena sotto la superficie — dove resta ben poco, se non confusione e approssimazione.

E come se non bastasse, il tutto è spesso accompagnato da un italiano “creativo” in cui i pronomi soggetto vengono sostituiti con quelli oggetto, come se “me” e “te” potessero tranquillamente prendere il posto di “io” e “tu”, con una sicurezza tale da trasformare ogni frase in  piccoli esercizi acrobatici di smarrimento grammaticale. A questo si aggiunge l’uso sistematico del condizionale al posto del congiuntivo, sfoggiato con una naturalezza disarmante, come se  fosse una scelta stilistica e non un errore diventato abitudine. Non ultimo l'imbarazzo della scelta ,ogni volta traumatica, dell'ausiliare: avere o essere? Un dilemma che non ha mai una soluzione felice.

Il risultato è sempre lo stesso: discussioni che potrebbero chiudersi in poche proposizioni, diventano lunghe telenovele, fatte di battute acide,  con un talento quasi artistico nel far deragliare qualunque argomento in un'offesa. Si passa dal tema iniziale ad una rapida degradazione sia del contenuto che della forma, fino a ridurre tutto ad un insieme sfilacciato di concetti impoveriti e frasi sempre più disordinate,  slegate che non reggono più alcun livello minimo di coerenza o consistenza.

Più che una conversazione, ogni intervento sembra il provino scartato per il cattivo dei cartoni animati che nessuno ha voluto nemmeno per fare da comparsa: tanto rumore, zero cervello operativo, zero eleganza e quella patina di sicurezza che dura giusto il tempo di aprire bocca prima di crollare nell'inciampo della prossima ipotetica.