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domenica 2 agosto 2026

il tempo fermo sulla soglia

 

 La porta chiusa da mesi. Le finestre immobili e il silenzio che avvolgeva le stanze annunciavano un luogo sospeso, rimasto in attesa del mio ritorno. Entrando, ho ancora una volta la sensazione di varcare la soglia di un tempo fermo, dove ogni cosa sembra essere rimasta esattamente al suo posto, custodita nella quiete degli anni.


La casa dei nonni appartiene a quella geografia segreta dell'infanzia in cui il tempo sembrava aver rinunciato al proprio incessante fluire. Ogni stanza custodisce il medesimo silenzio, ogni mobile occupa da sempre il proprio posto, ogni oggetto sembra sottratto alla legge del mutamento. E' un universo immobile, sospeso in una quiete così profonda da suggerire l'illusione dell'eternità.

Da bambini non ci interrogavamo sul trascorrere degli anni, perché in quella dimora tutto sembrava resistere al loro passaggio. Le pareti, i profumi, la luce che filtrava dalle finestre, perfino il lieve scricchiolio del pavimento, si ripetevano con la fedeltà di un rito antico. La casa non cambiava, e proprio per questo ci appariva immortale. Era il nostro approdo, il luogo in cui il tempo sembrava arrestarsi sulla soglia, incapace di oltrepassarla.

Solo molto più tardi si comprende che quella presunta immortalità non appartiene alla pietra né al legno, ma allo sguardo innocente con cui abitavamo il mondo. L'eternità che credevamo di scorgere era il riflesso di un'infanzia ancora ignara della perdita, un'eternità costruita dalla memoria prima ancora che dal ricordo. Eppure, ogni volta che il pensiero ritorna a quella casa, essa continua a levarsi intatta, come un tempio silenzioso della nostra origine, dove il tempo, almeno per un istante, sembra ancora inchinarsi alla memoria.

Forse è proprio questo il privilegio dei luoghi che abbiamo amato: essi non sopravvivono nella loro realtà materiale, destinata come ogni cosa a consumarsi, ma nella forma che il nostro cuore ha scelto di conservarne. La memoria li spoglia dell'effimero e li restituisce in una luce più limpida, quasi sacrale, dove ogni dettaglio acquista un significato che allora non sapevamo riconoscere. Così quella casa continua a esistere dentro di me non come un semplice edificio, ma come un paesaggio dell'anima. Ogni volta che vi ritorno con il pensiero, ritrovo la lentezza dei pomeriggi d'estate, l'odore del legno consumato, la polvere che danzava nei raggi del sole, il ticchettio sommesso dell'orologio che scandiva un tempo incapace di fare paura. Comprendo allora che ciò che sembrava immobile non era il mondo, ma la nostra convinzione che nulla cambiasse. E in quella fragile illusione, custodita con tenerezza dalla memoria, continua a vivere una parte di noi che il tempo, nonostante tutto, non è mai riuscito a portare via.




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