Il nuovo anno mi trova inquieta.
Non composta, non pacificata.
In movimento, anche quando sto ferma.
Non sono paziente, non lo sono mai stata.
Io sento prima di capire,
voglio subito,
e quando rimando non è saggezza:
è perché non so dove mettere l’urgenza
senza fare danni.
Porto addosso una colpa precisa:
quella di aver forzato il silenzio
quando dentro c’era rumore.
Di essermi trattenuta per paura di eccedere,
di essere troppo,
di chiedere troppo,
di perdere tutto.
So quando mi sono tradita:
non aspettando,
ma fermandomi.
Facendo finta di poter contenere
ciò che per natura straripa.
Questo nuovo anno non lo voglio calmo.
Lo voglio esatto.
Non più compromessi interiori,
non più trattative con ciò che so già.
Voglio stare dove sono,
anche quando è scomodo,
anche quando non è risolvibile subito.
Non credo nel perdono come passaggio obbligato.
Io non assolvo,
non riscrivo il passato per renderlo sopportabile.
Lascio le cose dove sono state
e continuo a camminare.
Per me andare avanti
non è chiudere in pace,
è non tornare più indietro.
Il nuovo anno non è una svolta.
È una resa al vero.
Ci entro senza proclami
e senza difese nuove.
Con la consapevolezza netta
che ignorarmi mi costa più
di qualsiasi conseguenza.
Che questo nuovo anno non vi trovi appiattiti sulle apparenze,
né ad aspettare che la vita vi conceda il permesso di essere veri.
Che vi incontri nell’urgenza dei vostri desideri,
nella limpidezza dei vostri passi,
senza scuse, senza compromessi.
Che sia un anno di esattezza,
per ognuno di noi,
nel coraggio di restare fedeli a ciò che siamo.
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