Neanche Lucifero, nel suo ufficio marketing degli inferi, avrebbe partorito un termine più inadatto.
Perché diciamolo: pausa da cosa?
Da una vacanza? Da una passeggiata al tramonto? Da un meritato riposo con tisana e copertina?
No.
La “meno-pausa” arriva con il garbo di un drago che entra in salotto lanciafiamme alla mano.
Le chiamano “vampate”. Termine quasi poetico, come se fosse un leggero rossore da emozione.
Macché.
Una vampata è quando il tuo corpo decide autonomamente di trasformarsi in un forno industriale senza chiedere autorizzazioni. Il collo diventa una centrale termica, la faccia una lampada al neon, il sudore compare con l’entusiasmo di chi ha vinto un viaggio alle Maldive.
E tu lì, composta, cercando di mantenere dignità mentre il tuo organismo urla:
“ATTENZIONE: SISTEMA INTERNO IN MODALITÀ INFERNO.”
E poi arriva la frase più beffarda:
“È solo una fase.”
Solo?
Una fase è quando passi dal nero al biondo e poi ti penti.
Una fase è quando ascolti musica improbabile a 17 anni.
Questa è una ribellione climatica interna.
Altro che “meno-pausa”.
Io propongo una nuova terminologia:
- Incendio programmato
- Estate personale non richiesta
- Rivolta termica del corpo
- La vendetta del termostato
Perché almeno siamo sinceri: non è una pausa.
È il corpo che manda una PEC con scritto:
“Gentile proprietaria, comunichiamo che da oggi la gestione della temperatura interna passerà direttamente al caos.”
Firmato:
Ormoni S.p.A. — divisione disastri naturali.
E comunque vogliamo parlare dell’altro capolavoro linguistico: “disturbi della menopausa”.
Disturbi?
Disturbo è quando il vicino fa rumore alle tre di notte.
Disturbo è quando il Wi-Fi decide di morire proprio mentre stai guardando il finale della serie.
Qui siamo davanti a un colpo di stato biologico.
Il corpo, dopo decenni di onorato servizio, decide improvvisamente di convocare un consiglio di amministrazione straordinario e comunica:
“Abbiamo rivisto la strategia. Da oggi niente più equilibrio. Puntiamo tutto sul caos.”
E così succede che:
- dormi finalmente tranquilla → il cervello apre un cantiere alle 3:17;
- hai appena sistemato i capelli → parte la sudorazione da maratona olimpica;
- ti vesti elegante → il tuo corpo pensa: “Bello. Ora facciamola sembrare una sauna.”
La cosa meravigliosa è che tutti ti dicono:
“È normale.”
Certo.
Anche un vulcano che erutta è un fenomeno naturale, ma nessuno ci mette sopra una panchina dicendo:
“Che bella esperienza rilassante.”
E poi il famoso consiglio universale:
“Devi solo avere pazienza.”
Pazienza?
Io ho pazienza con una fila alla posta.
Con un aggiornamento del computer.
Con una pianta che non cresce.
Non con un organismo che alle due di pomeriggio decide di trasformarmi in una stufa con le gambe.
E il termine “menopausa” poi… così tranquillo, così elegante.
Sembra il nome di una località termale.
“Signora, dove va in vacanza?”
“A Menopausa.”
Ah sì, meraviglioso: pare un posto dove ci sono accappatoi bianchi, tisane e silenzio.
Invece è più simile a un parco divertimenti gestito da Satana con attrazioni tipo:
Il Giro della Temperatura Impazzita
🔥 La Torre della Vampata Inaspettata
Il Labirinto dell’Umore Misterioso
Insomma, cara lingua italiana, potevi impegnarti di più.
Chiamarla “meno-pausa” è come chiamare un incendio “un piccolo momento di calore”.
No.
Qui serve rispetto.
Serve un nome adeguato.
Io voto:
LA GRANDE RISTRUTTURAZIONE INTERNA.
Perché almeno sembra che ci sia un progetto.
Anche se, conoscendo il cantiere, probabilmente manca ancora il direttore dei lavori.
Però, scherzi a parte, dietro questa ironia c’è una fase della vita che per molte donne è tutt’altro che una barzelletta.
La menopausa non è un semplice “stop” e non è un difetto da correggere: è una trasformazione profonda, fisica ed emotiva, che può portare stanchezza, insonnia, cambiamenti dell’umore, difficoltà di concentrazione e quella sensazione stranissima di non riconoscere più il proprio corpo.
E forse il vero problema è proprio questo: se ne parla poco, spesso con imbarazzo o minimizzando.
Invece servirebbero più informazioni, più ascolto e meno frasi tipo “passerà”.
Perché sì, magari passerà.
Ma nel frattempo chi ci sta dentro merita comprensione, ironia (quando ci salva la vita) e soprattutto rispetto.
Anche quando il termostato interno decide di vivere una propria carriera artistica indipendente.
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