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lunedì 31 marzo 2025

Il Filo Rosso: Il Legame Che Nessuno Ha Chiesto, Ma Che Nessuno Può Disattivare

 Ah, lui e lei, due anime "destinate" a incontrarsi, perché si sa, il destino ama fare scherzi grotteschi. E quale modo migliore per legare due persone che, oggettivamente, non dovrebbero nemmeno condividere un ascensore, se non con il famoso filo rosso? Quello che in realtà non è altro che una sottile corda elastica, ma intanto li tiene lì, insieme, per il puro divertimento dell'universo.

Lui, con la sua convinzione che ogni parola che esce dalla sua bocca sia una perla di saggezza universale, è un mix perfetto tra il guru della palestra e il filosofo da bar che cita Nietzsche come se avesse letto "Così parlò Zarathustra" nel weekend. Non importa che abbia appena finito di guardare un video su YouTube, lui sa sempre cosa dire per sembrare profondo, anche se non capisce nemmeno il senso delle parole che usa. E quando si rende conto che nessuno lo sta ascoltando, risponde con il classico "è solo la mia opinione, non è necessario che la condividiate ...e poi non me ne frega un caxxo". Ah, ma che originalità, proprio il tocco di chi crede di aver risolto l'enigma dell'esistenza in un post su Instagram.

E poi c'è lei, che è convinta che la sua capacità di smontare qualsiasi argomento con la logica sia la chiave della felicità umana. Ogni battuta che fa è un colpo da maestro, solo che nessuno ha mai il coraggio di dirle che questa chat è morta negli anni '90. Ma va bene, chissà, forse pensa davvero che quelle frecciatine siano il segreto per mantenere viva una conversazione, quando in realtà sembra che stia tentando di ucciderla lentamente, come un serial killer dalle buone vibrazioni. E il suo parlare è l'apice del disastro, un po' come dire "ti sto pugnalando, ma è tutto per farti capire che ho ragione".

Ecco, loro due: lui, l'eroe della profondità senza contenuti; lei, la regina del logica senza sostanza. Uniti, dal filo rosso del destino, certo. Ma in realtà, il destino qui è solo una scusa elegante per giustificare un incontro tra due persone che si credono irriverenti e indipendenti, ma in fondo sono solo noiose.


Ah, nessuno potrà mai interrompere questo filo rosso, eh? Guai a chi ci prova, è come sfidare una legge cosmica, un comando divino che, evidentemente, vale più di qualsiasi altra legge dell'universo. Chi osa mettere in discussione questo legame? Ah, sì, chi tenta di tagliarlo sarà condannato all'eterna infamia, alla solitudine più assoluta, e probabilmente a una vita senza Wi-Fi. Perché, si sa, niente dice "soulmate" come un filo invisibile che li tiene insieme, anche quando entrambi ,nella realtà, sarebbero molto meglio separati, in ogni angolo del pianeta, con una distanza di almeno 500 chilometri.

Ma attenzione, chi oserebbe mai fare il "grande errore" di cercare di spezzare questo filo? Ah, certo, sarebbe come cercare di distruggere l'ennesima citazione da "Destiny's Child" che risuona nelle loro teste: "we’re unbreakable!" (sì, perché il filo rosso non si spezza mai... nemmeno quando è attorcigliato come una matassa di errori). Non importa che sia teso, contorto o ridicolo. Nessuno potrà mai.Guai!!!

Siamo tutti testimoni di questa epica unione, dove la trama è più debole di un caffè annacquato e l’intensità emotiva è pari a quella di una riunione condominiale. Però, guai a chi  prova a interromperlo! Perché, si sa, ogni filo rosso merita il suo pubblico di fan, , forse solo per farci ridere.

Questa situazione mi diverte tantissimo, perché è come guardare una commedia dove tutti recitano il copione senza accorgersi che il pubblico sa già come va a finire. Lei fa una tragedia, mentre lui si pavoneggia come se fosse il re della farsa. E intanto, entrambi si ostinano a credere che stiano recitando un dramma profondo, quando in realtà sono in pieno balletto di vanità. E tutto questo, ovviamente, fa ridere, perché alla fine si sa che nessuno dei due ha capito che ci vuole autoironia. E la cosa ancora più divertente è che, nel loro teatrino, sono così concentrati a  credersi protagonisti di una storia da film drammatico, che non si rendono conto di essere intrappolati in una commedia . Lui, nel suo trionfo da pavoncello, sfoggia una sicurezza che sembra più una maschera da carnevale, incarnando il sempre venerato Abatantuono nel "so figo, so bello, so fotomodello". Mentre lei, nel suo "dramma del non toccate il mio ego", finisce per sembrare la diva isterica de "Il Viale del tramonto" , più che una persona realmente in grado di produrre ragionamenti.

Entrambi talmente presi dalla loro recita da non accorgersi che l’unico a ridere, in realtà, è chi li osserva.

Bye, cari  Principe del Gallo e Drama Queen!






mercoledì 12 marzo 2025

Il Gattopardo su Netflix: Un adattamento privo di anima e profondità

La serie "Il Gattopardo", prodotta da Netflix, si presenta come un tentativo di adattamento moderno del capolavoro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Purtroppo, nonostante le aspettative elevate, il risultato lascia molto a desiderare.

In primo luogo, la trama, purtroppo, sembra perdere la profondità e la complessità del romanzo. I temi di decadimento sociale, lotte di classe e transizione storica che avevano reso il libro un'icona della letteratura italiana, vengono trattati in modo superficiale. La serie, purtroppo, non riesce a rendere giustizia alla bellezza delle sue riflessioni filosofiche, riducendo la narrazione a una sequenza di eventi privi di vero impatto emotivo.

Dal punto di vista visivo, le ambientazioni sono sicuramente affascinanti, ma a volte sembrano essere solo una scenografia senza anima. Le riprese, pur tecnicamente valide, non riescono a immergere lo spettatore nell’atmosfera aristocratica e decadente che il romanzo evoca. La fotografia, sebbene esteticamente piacevole, manca di quel tocco di intensità che ci si aspetterebbe da un adattamento di tale portata.

Le performance degli attori sono probabilmente l'aspetto più debole. Nonostante un cast di nomi noti, la recitazione appare spesso rigida e forzata. La figura centrale, il Principe di Salina, interpretata da un attore che non riesce a comunicare la gravitas del personaggio, lascia una sensazione di mancanza di autenticità e di profondità. Gli altri personaggi, purtroppo, non si distinguono per complessità, risultando a tratti monocordi e poco coinvolgenti.

Il ritmo della serie è un altro punto dolente. Troppo spesso si perde in lunghe sequenze che sembrano allungare il brodo senza aggiungere nulla alla trama. La lentezza della narrazione, sebbene comprensibile in un'opera che vuole esplorare le dinamiche sociali e storiche, finisce per diventare tediosa e poco avvincente.

Infine, la scelta di rendere la serie una produzione globale per Netflix, piuttosto che un’opera rigorosamente radicata nel contesto siciliano e italiano, fa sentire la mancanza di una vera e propria connessione culturale con il materiale di partenza. Le scelte stilistiche, seppur moderne, appaiono spesso fuori luogo, non riuscendo a catturare lo spirito autentico del romanzo.

"Il Gattopardo" di Netflix è un adattamento che non riesce a rendere giustizia a un classico della letteratura. Lontano dall'emozionare, dalla profondità e dall'intensità del romanzo, questa serie lascia uno spazio vuoto, senza riuscire a riempirlo con qualcosa di altrettanto significativo. Una grande opportunità sprecata.

Il confronto tra i personaggi di Angelica e Tancredi nella serie Netflix di Il Gattopardo e il film di Luchino Visconti del 1963 rivela un divario evidente in termini di interpretazione, profondità e autenticità.

Partiamo da Angelica, la giovane e ambiziosa protagonista femminile. Nel film di Visconti, interpretata da Claudia Cardinale, Angelica è una figura magnetica e complessa, simbolo della nuova classe borghese che irrompe nel mondo aristocratico. La sua bellezza, unita a una spiccata intelligenza e a una determinazione che sfocia spesso nell’opportunismo, le conferisce una carica simbolica di grande potenza. La Cardinale riesce a rendere il personaggio vibrante, capace di suscitare ambivalenza nello spettatore: un personaggio che affascina, ma allo stesso tempo inquieta.

Nella serie Netflix, Angelica è interpretata da un’attrice che, purtroppo, non riesce a catturare la stessa complessità emotiva e psicologica del personaggio. La sua interpretazione appare piatta e poco sfaccettata, privando Angelica di quel fascino magnetico che la Cardinale riusciva a trasmettere. Manca quel senso di conflitto interno, quella consapevolezza del suo potere seduttivo e sociale che nel film di Visconti veniva enfatizzata. Nella serie, Angelica sembra più un personaggio di passaggio, senza una vera evoluzione, e la sua ambizione appare più come un tratto superficiale, privo di un vero e proprio arco narrativo. La sua trasformazione da giovane contadina a "principessa" sembra troppo affrettata e meno credibile.

Per quanto riguarda Tancredi, nel film di Visconti, Alain Delon è perfetto nel rendere il giovane aristocratico, cinico, ma anche disilluso, diviso tra l’amore per Angelica e la consapevolezza che il suo destino è legato a un’aristocrazia che sta per estinguersi. Delon riesce a incarnare magnificamente il conflitto tra il desiderio di cambiamento e la fedeltà alla tradizione, dando al personaggio una notevole profondità emotiva e una certa malinconia. Il suo Tancredi è ambiguo, non completamente buono né completamente cattivo, ma un prodotto del suo tempo.

Nella serie Netflix, Tancredi perde gran parte di questa sfumatura. Il personaggio, interpretato da un attore che non riesce a emulare la grazia e il carisma di Delon, appare piuttosto monodimensionale. La sua connessione con Angelica non è altrettanto potente e la sua ambiguità scompare, rendendo Tancredi più simile a un ragazzo viziato e un po' troppo insicuro, privo della profondità tragica che Delon infondeva nel suo personaggio. Le sue scelte sembrano più dettate dalla necessità di aderire a una trama piuttosto che da un’autentica lotta interiore, e l’aspetto romantico della sua figura risulta appiattito.

In sintesi, i personaggi di Angelica e Tancredi nella serie Netflix non reggono il confronto con le interpretazioni iconiche di Claudia Cardinale e Alain Delon nel film di Visconti. Se nel film di Visconti questi personaggi erano il fulcro emotivo della trama, nella serie risultano più come delle ombre dei loro predecessori, con interpretazioni che non riescono a trasmettere la stessa forza e complessità. L’adattamento moderno ha, infatti, perso quella dimensione di conflitto interiore e quella ricchezza psicologica che rendono Il Gattopardo una delle storie più affascinanti della letteratura e del cinema.


Nonostante la indiscutibile bravura di Kim Rossi Stuart, l'interpretazione del Principe Fabrizio nella serie Netflix de Il Gattopardo non riesce a fare giustizia alla profondità e alla complessità del personaggio descritto nel romanzo di Tomasi di Lampedusa e nel celebre adattamento di Visconti.

Il Principe Fabrizio, figura centrale nella narrazione, rappresenta la decadenza di un'intera classe aristocratica e l'inevitabile cambiamento delle strutture sociali. Nel film di Visconti, Burt Lancaster riusciva a trasmettere magnificamente il conflitto interno del Principe, un uomo che sa che il suo tempo è finito ma che continua a mantenere una dignità che appare quasi tragica. Il suo Principe è un personaggio malinconico, profondamente consapevole delle sue fragilità e del suo destino, ma con una forza che risiede nella sua accettazione di ciò che sta accadendo.

Kim Rossi Stuart, pur essendo un attore di grande talento, non riesce a trasmettere lo stesso grado di eleganza e introspezione del personaggio. La sua interpretazione, sebbene solida e convincente in alcune scene, manca di quella gravitas che il Principe di Fabrizio richiede. Il personaggio appare a tratti più rigido e meno sfaccettato, con un'espressione quasi sempre statica che non riesce a comunicare la ricchezza emotiva e il conflitto interiore che caratterizzano il Principe nel romanzo.

La sua figura sembra più distante, meno coinvolta nell'evoluzione sociale e storica del suo tempo, come se fosse più una figura di contorno che non una vera e propria forza narrativa. In alcune scene cruciali, infatti, la sensazione è che il Principe sia un personaggio più passivo che attivo, perdendo quella centralità emotiva che lo rendeva il cuore pulsante della storia. Non si avverte la stessa malinconia nel suo volto che invece Lancster riusciva a trasmettere, un’introspezione che rendeva ogni sguardo del Principe carico di significato.

In sintesi, nonostante la capacità attoriale di Kim Rossi Stuart, la sua interpretazione del Principe Fabrizio rimane sottotono rispetto alla grandiosità e alla profondità che il personaggio meriterebbe. La mancanza di una reale connessione emotiva con la decadenza aristocratica e con le riflessioni più intime sul tempo e il cambiamento fa perdere al personaggio gran parte della sua forza simbolica.





martedì 11 marzo 2025

Lettera al Papa

 Santità,

Con cuore colmo di rispetto e affetto, mi trovo a scrivere queste parole, sapendo che potrebbero essere le ultime che riesco a dedicarLe.

 In questo momento, in cui la malattia La rende vulnerabile, mi preme dirLe che non è mai stato solo.

Non posso fare a meno di pensare alla forza e alla serenità con cui ha sempre affrontato le difficoltà, e ora, in quest’ultimo passaggio della Sua vita, so che continuerà ad essere esempio di fede e di coraggio per tutti noi.

Santità, La prego di non temere.    In questo momento di sofferenza, non posso fare a meno di riflettere sulla Sua vita e sul Suo cammino. Con il rispetto che sempre Le ho riservato, sento anche la necessità di esprimere alcune parole che, purtroppo, non posso rimandare. La Chiesa e l'umanità che ha cercato di guidare, nel corso della Sua esistenza, hanno visto momenti di grande speranza, ma anche momenti di fallimento e di contraddizioni dolorose.

Lei ha sempre cercato di portare avanti il messaggio di Cristo, di amore, di misericordia e di giustizia, ma mi trovo a chiedermi: quanto la Chiesa, nel suo complesso, ha davvero ascoltato queste parole? La stessa istituzione che Lei ha rappresentato è stata spesso colpevole di chiusura, di resistenza al cambiamento, di un'arroganza che ha ignorato le sofferenze reali delle persone. Quante volte, durante la Sua lunga guida, la Chiesa ha preferito mantenere la propria autorità a discapito di chi davvero aveva bisogno di conforto, di cambiamento, di una Chiesa che non fosse solo potere ma servizio?

Lei stesso, Santità, ha denunciato gli scandali, le ingiustizie, eppure queste piaghe non sono mai state davvero sanate. La Chiesa, da un lato, ha parlato di amore e perdono, ma dall’altro ha spesso mostrato una faccia troppo lontana dal dolore delle vittime, troppo lenta nel riconoscere le proprie colpe. Il silenzio su temi cruciali, la mancanza di una vera trasformazione interna, la difficoltà nel confrontarsi con il mondo che cambia sono segnali che non possiamo più ignorare.

E l'umanità, che Lei ha sempre cercato di avvicinare a Dio, non è da meno. In un mondo sempre più diviso, in cui la povertà, la sofferenza e l’ingiustizia regnano sovrane, sembra che l’uomo abbia dimenticato il messaggio di Cristo. L’egoismo, l’indifferenza, l'avidità sono prevalsi in troppe scelte. L’uomo, nonostante le Sue parole, continua a rimanere sordo e cieco davanti alla sofferenza degli altri. La crisi ecologica, la violenza, l’esclusione sociale sono realità che non possono più essere nascoste sotto il tappeto.

Nonostante ciò, Santità, Le riconosco il coraggio di affrontare le verità difficili, la Sua volontà di abbracciare il cambiamento, di cercare di rendere la Chiesa più aperta e inclusiva. Nonostante le critiche e le resistenze interne, Lei ha cercato di rimanere fedele alla Sua visione di una Chiesa che fosse davvero per i poveri, per gli ultimi, per chi soffre.

In quest'ultimo momento, mentre mi perdo nei pensieri sulla Sua vita e sulla nostra, mi chiedo: la Sua battaglia è stata davvero ascoltata, o forse, come spesso accade, le parole più vere sono quelle che il potere non vuole sentire? Ma, in ogni caso, mi resta il conforto di sapere che la Sua luce continuerà a brillare, anche se le strutture che ha cercato di riformare non sono riuscite a seguirla fino in fondo.

Santità, La prego di non temere. Il Suo messaggio, benché incompreso da molti, non sarà dimenticato. Spero che, in qualche modo, l'umanità e la Chiesa possano trovare la forza di rialzarsi, di ascoltare finalmente le Sue parole e di correggere i propri errori. Che la pace che ha tanto invocato possa, un giorno, davvero arrivare, dentro e fuori la Chiesa, nel cuore di ogni uomo.

Con rispetto, ma anche con un desiderio di cambiamento,

Francesca



Hugh Grant in una performance da brivido

 

L'eretico segna un punto di svolta nella carriera di Hugh Grant, che si distacca dal suo consueto repertorio di ruoli nelle commedie romantiche per abbracciare un personaggio ben più complesso e oscuro. In questo film, Grant offre una performance sorprendente, dove la sua "lucida follia" diventa la chiave di volta del suo personaggio, catturando l’attenzione dello spettatore senza mai annoiare o scadere nella ripetitività.

La sua interpretazione è magistrale, portando una profondità inaspettata a un ruolo che, sulla carta, potrebbe sembrare distante dalle sue tradizionali corde. La sua abilità nel bilanciare l'intensità con il controllo, nel mescolare momenti di lucidità con quelli di pura follia, dà vita a un personaggio tanto affascinante quanto inquietante. Grant riesce a mantenere la freschezza del suo ruolo per tutta la durata del film, evitando le trappole della prevedibilità e dimostrando una versatilità sorprendente.

Se c’è una cosa che emerge chiaramente da L'eretico, è che questo non è il solito Hugh Grant. La sua performance non solo dimostra la sua capacità di adattarsi a ruoli più drammatici, ma anche la sua volontà di esplorare territori nuovi, più audaci e più complessi. E, soprattutto, è evidente che questo è solo l'inizio di una nuova fase della sua carriera, una fase in cui potrebbe abbracciare con successo ruoli più sfaccettati e intriganti.

In definitiva, L'eretico non è solo un film, ma una dichiarazione di intenti da parte di un attore che, con questa performance, ha dimostrato di avere ancora molto da offrire. Un cambiamento tanto coraggioso quanto affascinante, che mi lascia con la voglia di vedere Grant in altri ruoli simili.



domenica 15 dicembre 2024

Babaioba ti presento Maria, sono sicura che vi piacerete subito.

ti dedico questa storia di resilienza e d'amore,

 che racconta la vita di Maria. Ho voluto racchiudere non solo una storia di fede, ma anche una riflessione sulla forza silenziosa delle donne, sul coraggio di affrontare l’impossibile con dignità e sull’amore che supera ogni barriera, anche quella della ragione.

So che questo tema potrebbe sembrare lontano dal tuo modo di vedere il mondo, eppure credo che ogni storia che parla di amore e di resilienza abbia qualcosa da dire a chi, come te, sa guardare la vita con occhi curiosi e senza pregiudizi. Tra le pagine di questo libro, forse troverai un pensiero che, pur nel suo linguaggio antico, potrà risuonare dentro di te, come un piccolo miracolo da scoprire.

Ti dedico queste parole consapevole che, anche nella tua ricerca di risposte, c’è una tenerezza che solo tu sai a chi portare con  grazia. Spero che, tra una riflessione e l’altra, tu possa sentire quanto ognuno sia speciale, proprio nel suo modo unico di essere.

 E, anche quando il mondo ti vede forte e determinata, so che dentro di te c'è una dolcezza nascosta, una tenerezza che non urla, ma che sussurra, e che, in silenzio, sa toccare chi ha il cuore aperto, proprio come quella di Maria.



mercoledì 11 dicembre 2024

FRAMMENTI

 L'inverno era entrato nelle ossa prima ancora di raggiungere la casa. Ricordo quel pomeriggio come una cartolina in bianco e nero, dove i contorni sfumavano nell'indefinito grigio del freddo.

Mio nonno sedeva accanto al camino, più immobile di una statua. Non c'era calore nelle fiamme, solo un tentativo disperato di trattenere un po' di vita. Le sue mani, grandi e screpolate, sembravano essere diventate parte del legno della poltrona - ruvide, resistenti, quasi fossero radicate là da sempre.

Fuori, la neve cancellava ogni confine. Alberi spogli, campi deserti, un orizzonte che si perdeva in una trama uniforme di bianco e cenere. Il silenzio era così denso che si poteva quasi toccare, un silenzio che raccontava storie di solitudini antiche, di inverni che divorano gli anni.

Non servivano parole tra noi. Il freddo aveva già detto tutto. Ogni respiro era un piccolo segno di resistenza, ogni movimento un atto di sfida contro l'immobilità che il gelo suggerirebbe.

Ricordo il suono dei suoi respiri, quel ritmo lento e stanco che sembrava negoziare con il tempo. Non c'era malinconia in quello sguardo, solo una consapevolezza profonda: essere parte di un paesaggio che ti assorbe, che ti modella, che ti racconta.

La stufa grugniva ogni tanto, come un animale ferito. Un ultimo tentativo di richiamare un calore ormai perduto. E noi là, suoi e miei, parte di quel quadro immobile, testimoni silenziosi di un inverno che non finiva mai.




Il Coraggio di Essere Fragili

 Nella vastità silenziosa delle nostre esistenze, scopriamo spesso che la vera forza non risiede nella durezza, ma nella capacità di riconoscere la nostra vulnerabilità.

Essere fragili non è debolezza, ma il più profondo atto di coraggio umano. È come tenere tra le mani un cristallo prezioso e trasparente, consapevoli che ogni nostro movimento può frangerlo, eppure scegliendo comunque di stringerlo.

Penso alle cicatrici che ognuno porta - non come segni di sconfitta, ma come mappe di resilienza. Ogni ferita racconta una storia di resistenza, di rinascita. Sono i momenti in cui abbiamo toccato il nostro limite e poi scoperto che quel limite era solo un'illusione.

La vera connessione umana nasce proprio là dove osiamo mostrarci così come siamo: imperfetti, incompiuti, in continua trasformazione. Non serve mascherare le nostre fragilità, serve accoglierle con tenerezza, come si accoglie un bambino che ha paura del buio.

C'è una bellezza struggente nel permettersi di non essere sempre forti. Nel concedersi di cadere, di non capire, di sentirsi persi. Perché è in quegli spazi di apparente debolezza che germogliano i semi della più autentica trasformazione.

La vita non è una corsa verso la perfezione, ma un viaggio di accettazione. Accettazione di noi stessi, dei nostri limiti, delle nostre ombre e delle nostre luci.

Oggi scelgo di essere gentile con me stesso. Scelgo di guardare le mie ferite non come punti di rottura, ma come opportunità di ricomposizione. Scelgo la vulnerabilità come un ponte verso una connessione più profonda con me stesso e con gli altri.

Perché alla fine, la vera forza non sta nel non cadere mai, ma nel rialzarsi ogni volta, con la consapevolezza che ogni caduta è un insegnamento, ogni cicatrice un racconto di rinascita.





Auguri di Natale: Un Abbraccio di Speranza e Umanità

A Babaioba

 A te, che affronti la vita con una logica implacabile e una mente sempre pronta a sfidare ogni certezza, sei stata una sfida per queste pagine. La tua ricerca di verità, sempre argomentata e razionale, mi ha spinto a cercare una visione che potesse andare oltre le parole, alla ricerca di un'umanità che, pur senza dogmi, possa toccare il cuore. In te ho trovato anche una tenerezza che, pur nella forza del tuo pensiero, sa riconoscere quella rara bellezza che va oltre la spiegazione.
Babaioba ti presento Maria, sono sicura che vi piacerete subito.
 




Care anime in cammino,

Mentre il mondo si ammanta di luci e di festività, mi fermo. Un istante di silenzio. Un respiro profondo nell'intimo del Natale.

Quest'anno, la parola "pace" non risuona come un facile augurio, ma come una domanda complessa che abita nei nostri cuori. Cosa significa veramente la pace? Non solo l'assenza di conflitto, ma la presenza di comprensione. Non un'idea astratta, ma un sentimento che si costruisce nelle piccole, invisibili connessioni umane.

Guardo le lucine dell'albero e penso alle ombre che tutti portiamo dentro. Le nostre fragilità, i nostri dubbi, le ferite non ancora guarite. Il Natale non è negazione del dolore, ma spazio di trasformazione. È il momento in cui accettiamo che la luce nasce proprio accanto all'oscurità, non contro di essa.

Mi chiedo: cosa abbiamo imparato quest'anno? Quali parti di noi hanno sofferto, e quali si sono invece rinnovate? Ogni ciclo che si chiude porta semi di saggezza, se sappiamo ascoltare.

La vera nascita non è solo quella raccontata dalle tradizioni, ma quella che avviene dentro di noi. Ogni volta che decidiamo di essere gentili quando sarebbe più facile essere feriti. Ogni volta che scegliamo la compassione invece del giudizio.

Auguro non felicità, ma consapevolezza. Non pace esteriore, ma pace interiore. Un viaggio dentro noi stessi che sia coraggioso e tenero insieme.

Che questo Natale sia un respiro profondo nell'anima del mondo.

Con riflessiva tenerezza.

FRANCESCA


 

MARIA , L'AMORE SILENZIOSO






sabato 30 novembre 2024

Le Amicizie di Chat: un Capolavoro di Empatia, Profondità e Connessione Vera. 💬

 Quella magia digitale che ti fa sentire più vicino a qualcuno che non hai mai visto di persona, ma che ha il potere di “fare il check” alle tue emozioni con l’ausilio di un’emoji e una gif. Chi non ama ricevere un “Ciao” alle 23:45 da qualcuno che, evidentemente, è così impegnato da aver trovato solo quel momento per chiederti come stai? Veramente, non c'è niente di più profondo di una domanda così sincera lanciata a 300 km/h, quasi come se stessi per morire di curiosità.

E poi ci sono i momenti intimi – quelli in cui ti scrivono, alle 2 del mattino, un messaggio criptico tipo: “Mi manca il tempo di stare insieme” (tradotto: “Ho scordato completamente che esisti, ma sento il bisogno di essere misterioso per 10 secondi e sembrare una persona profonda”). Ma niente paura, il giorno dopo ti rispondono come se il silenzio di 3 settimane non fosse mai esistito. E tu, ovviamente, rispondi con un emoji sorridente 😎. La cosa bella è che non serve nemmeno impegnarsi troppo, giusto? Basta buttare un “Ciao, che fai?” alle 17:32, e in automatico scatta la connessione immediata, senza bisogno di contatti reali. L’arte dell’amicizia 2.0.

Ecco, in questo mondo di amicizie digitali, le conversazioni sono come il pane confezionato: non fresche, ma comunque commestibili. Ci si scambia link di video divertenti, link a meme da copiare e incollare, e ogni tanto una bella “citazione di ispirazione” presa direttamente da Pinterest. Perché chi ha tempo per parlare di cose vere quando puoi lanciarti in un flusso di storie su Instagram che scompaiono dopo 24 ore, dando la sensazione che tu stia vivendo una vita super interessante e non sia, in realtà, in pigiama con la faccia da zombie?

E se mai provi a chiedere qualcosa di “personale”, come “Ehi, come va davvero?” (quella domanda pericolosa che sfida i limiti della superficialità), la risposta arriva come un boomerang di indifferenza totale: un “tutto ok!” seguito da un altro meme. Così, giusto per tenere viva quella scintilla di amicizia che, a quanto pare, vive solo nella tua testa. Non importa che non si parli davvero da mesi, perché siamo comunque “amici di chat”, e questo basta. Almeno fino al prossimo “Ciao” alle 3 del mattino. ✨





Vacanza sull'Orient Express con la mia crew: una favola, un disastro . 🚂





Ah, l'Orient Express: quel treno iconico che ti promette il fascino dell'epoca d'oro e la magia dei viaggi da sogno. E che cosa meglio di una vacanza su un treno lussuoso per fare un po’ di team building con le amiche? Ecco come sono finita a fare una crociera ferroviaria tra champagne e drappeggi di velluto, insieme a due amiche che… diciamo che diverse lo sono, ma non nel modo che ci si aspetterebbe.

Da un lato, io e Monalisa: vortice di risate, vestiti buttati alla rinfusa, champagne che cola dai calici come una cascata di allegria sfrenata. Dall'altro lato, lei - Babaioba - rigida come un'asta del telegrafo, seduta composta come se stesse per sostenere un esame di stato invece di essere su un treno da favola.

Mentre io e Monalisa riempiamo la cabina di profumi, creme cosmetiche sparse ovunque, reggiseni gettati qui e là come bandiere di una rivoluzione femminile, Babaioba si aggira con l'espressione di chi sta per essere processata da un tribunale internazionale. Rifiuta persino di provare la mia nuovissima crema al caviale e orchidea -

Monalisa le lancia frecciate che lei incassa con la rigidità di un soldatino di piombo. "Dai Baba, mollati un po'!", e lei replica con un sorrisetto così tirato che scommetto potrebbe tagliare il cristallo dei finestrini.

Povera Baba. Ha sbagliato treno, secolo, compagnia di viaggio. Meglio sarebbe stato per lei un viaggio in prima classe verso un convegno di commercialisti, non certo questo vagone pieno di vita, risate e spensieratezza.

 io, una creatura a metà tra una giraffa da circo e un pazzoide alle prese con una tavolozza di colori acidi. Tra una risata e un'altra, sono riuscita a far sembrare il vagone ristorante un set di Moulin Rouge – champagne che vola, risate che rimbalzano e il nostro tavolo che sembrava un mix tra un incontro di speed dating e una riunione di santone di Instagram. Il divertimento era garantito, insomma.

Poi c'è lei. La nostra eroina della serietà. Quella che sta cercando di interpretare il codice segreto della “Vacanza Orient Express” e si sforza di capire dove “sta il senso di tutto ciò” mentre rifiuta ogni invito a partecipare agli aperitivi serali (probabilmente ha un'agenda fitta di appuntamenti di lavoro, o forse sta solo cercando un motivo per non parlare con me). La vedo rannicchiata nella sua cuccetta, come un topino che si nasconde in un angolo, mentre il resto della carovana di pazzi festeggia con luminose effusioni di champagne e segreti condivisi.

La cosa più ironica? Ha deciso che non le piace nemmeno l'idea di scambiare reggiseni. Un po' perché è convinta che il suo soutien-gorge sia "perfetto così com’è", un po' perché evidentemente crede che il nostro gioco di "scambio segreto" sia una via diretta per il caos e l'anarchia totale. Insomma, sembra che temesse che da un momento all'altro potessimo fare un colpo di stato sul treno e nominarla Regina della Moralità.

La sua espressione era da manuale del “non so come sono finita qui” mentre noi, io in primis, ci scambiavamo storie assurde e sguardi complici come se fossimo in una riunione di supporto per l'arte della pazza. Invece lei, armata di agendina, appunti e un’indifferenza glaciale, sembrava più adatta a un seminario sulle “norme sociali di comportamento nei luoghi di alta classe” che a una festa tra amiche su un treno lussuoso.

Oh, e le riunioni serali? Ah, quelle. Giusto per chiarire: in genere non ci si aspetta che la gente stia lì, seduta come se fosse all’ultima riunione di corporate ethics, facendo domande tipo "E cosa dice il protocollo quando si alza il bicchiere per brindare?"... Non che l’abbia mai chiesto, eh. Ma la sua faccia diceva tutto. E comunque, niente champagne per te, cara.


Io ridanciana, e pronta a trasformare ogni momento in un film di Tarantino, solo con più glitter e champagne. Ogni angolo del treno era un’occasione per una foto, una risata, un’ilarità assoluta. Il treno era il nostro palcoscenico, e noi due eravamo le stelle.

Lei, l’eroina della serietà. Quella che probabilmente pensa che "vacanza" significhi una settimana in un centro benessere per fare yoga e leggere libri su "Come Essere Un Gattino Composto e Silenzioso". Vabbè, io ci ho provato a farle entrare nello spirito del viaggio. Iniziamo con un gesto che avevo pensato fosse un atto di sublime generosità: le mie creme di bellezza. Credevo che un po' di cura per il viso e spalmarle insieme fosse il minimo per un’esperienza di lusso come questa, no?

E invece, rifiuto secco. Non solo: ha pure osato dire che non si fida delle mie azioni. Sì, avete letto bene. "Non mi fido di te", ha detto, con quella faccia da "professoressa di matematica che ha appena scoperto che un allievo ha copiato". Cioè, davvero?! Le avevo solo proposto una cremina per il viso che, secondo me, sarebbe stata il massimo per il suo piccolo rientro nel mondo dei vivi. Ma niente. La sua risposta è stata un gelido, tagliente, inappellabile: “No, grazie. Non sono sicura di dove tu abbia preso queste cose. La mia pelle è particolare."

Mi sono sentita come se avessi appena cercato di farle assaporare un cibo alieno,un veleno… con il mio amore per la bellezza ridotto a un affronto.

E così, mi sono ritrovata a guardare la bottiglia di siero viso, con la boccuccia all’ingiù e una sensazione di fallimento cosmico. L’ho persino messa nel cassetto, pensando che sarebbe stato più sicuro se non avesse mai visto la luce del giorno. Come se avessi offerto l'elisir dell'immortalità e lei avesse risposto con "Preferisco morire giovane, grazie."

Ma il meglio è che lei se ne stava lì, a fissare il suo specchio, mentre io stavo cercando di ingurgitare il mio "dolore" tra un sorso di champagne e un'altra risata . Sì, perché una persona seria e spigolosa come lei è proprio il tipo di compagna ideale per un viaggio su un treno di lusso, dove l'unica regola è "nessuna regola".

Alla fine, tra un cocktail e un’altro, il mio obiettivo è stato chiaro: tirarla fuori dalla sua tana di serietà e mostrarle che un po' di caos non ha mai fatto male a nessuno. Non sono riuscita a farle scambiare i reggiseni, ma mi sono fatta una promessa: la prossima volta, io e l'Orient Express  andiamo da sole.