Intervento su un'ernia inguinale nel XVI secolo. Per tenere fermo il paziente erano necessarie tre persone (due per la parte superiore del corpo e una per tenere aperte le gambe del paziente).
Ah, eccola qui, la cartolina delle “magnifiche origini” che certa gente vorrebbe tanto ritrovare: una litografia del 1559 in cui il malcapitato paziente, probabilmente già pentito di essere nato, viene placcato da tre energumeni mentre il “medico” — che più che un dottore sembra un fabbro distratto — gli armeggia nella zona inguinale con una tenaglia degna di un’officina medievale.
Ma certo, torniamo alla natura!
Torniamo ai bei tempi in cui l’anestesia era un’idea lontana, l'asepsi una fantasia, e il massimo della tecnologia sanitaria era “speriamo non muoia”.
Immaginate la scena: “Tranquillo, è solo un’ernia. Stai fermo. Anzi, fermatelo voi… e passatemi quella pinza da carpentiere, grazie.”
E ogni volta che qualcuno sospira “ah, quando si stava meglio senza modernità”, basta mostrargli questo capolavoro.
Un promemoria vivace — e vagamente traumatico — di cosa significhi vivere “secondo natura”: dolore, improvvisazione artigianale e un altissimo rischio di passare dal medico al prete in due minuti netti.
La tecnologia non è un menù à la carte: non puoi prendere lo smartphone e lasciare l’anestesia, tenerti Netflix ma rifiutare i vaccini
Non puoi evocare la ‘vita semplice’ mentre pubblichi lo status su un telefono che ha più potenza di calcolo di tutti gli astronomi del Rinascimento messi insieme.
Fare i nostalgici solo quando fa comodo è facile: nessuno però rinuncia al Wi-Fi per farsi operare con una tenaglia del 1559.
Quindi sì, evviva il ritorno al passato…
…ma magari solo in litografia, grazie.
Intervento su un'ernia inguinale nel XVI secolo. Per tenere fermo il paziente erano necessarie tre persone (due per la parte superiore del corpo e una per tenere aperte le gambe del paziente).
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