Le ferite inferte hanno un processo evolutivo di guarigione differente per ognuno di noi. C'è chi le espone all'aria aperta, lasciandole asciugare al vento della vita. C'è chi le copre e le tiene nascoste, preservandole dalla polvere e dal sole. Negandone la profondità e mentendo sul dolore. C'è chi aspetta. Aspetta che ogni giorno faccia un po' meno male, ma ogni giorno è diverso da un altro. E basta un granello di sabbia a sfiorare quel punto, che il dolore amplifica. E poi c'è chi mentre aspetta, diventa come chi l'ha ferito. Perché il dolore ha percorsi strani, dentro di noi. Ti guarisce o ti avvelena.
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